Per una nuova stagione politica perfino a Como. Contro il “moderatismo”, per il “moderatismo”

Luca Michelini, tra i promotori insieme a Danilo Lillia del percorso Primarie vere per Como, con l’intervento che riportiamo integralmente, diffuso nella lista democraziaeconomica@libero.it, analizza la situazione politica comasca e indica come primo nodo da sciogliere la scelta «di fare o non fare una lista trasversale a sinistra, capace di costituire una vera sfida di sinistra all’esistente».

«1. Cronaca

Lo confesso: non ho la forza per proporvi un resoconto della seconda assemblea di “Primarie vere per Como”. Per la cronaca mi limito a qualche dato: erano presenti circa 100 persone, per un terzo circa diverse da quelle presenti la prima riunione (circa 70). Hanno parlato in 25. Tra la prima e la seconda assemblea hanno preso la parola più di 50 persone: un ottimo risultato. Personalmente ho imparato molto.

2. Ho imparato

Ho appreso che taluni, come Paco, sono un poco infastiditi dalla partecipazione, e curiosamente sono risucchiati da quelle stesse logiche politiche che vorrebbero eliminare la loro esperienza.

Ho appreso che altri, soprattutto nel Pd e soprattutto giovani e animati da propositi “umanistici”, avevano l’urgenza di ribadire che le primarie devono essere vere, e quindi non devono prevalere le logiche d’apparto, che molto spesso risultano perdenti.

Ho appreso che il puerile settarismo prevalente nelle cosiddette estreme (Rifondazione, Fed ecc.) ha una paura dannata di essere escluso dai giochi, e ho appreso che coloro che vogliono escluderli (e già li hanno esclusi, forse) non capiscono che la logica dell’esclusione appartiene alla stagione politica passata, cioè a quella del berlusconismo imperante e del folle veltronismo (che ha regalato il Paese a Berlusconi). “Settari” e cosiddetti “riformisti” non capiscono che il Paese, e il mondo, è posto di fronte ad una svolta epocale, che ridisegnerà il volto della politica e dunque del nostro Stato, di cui Como, udite udite!, è parte non secondaria.

Ho appreso che a Como talune entità partitiche (Sel, Idv), pur non esistendo, agiscono invece come se esistessero, presumendo di controllare un voto d’opinione tutto da dimostrare.

Ho appreso che i convenuti all’assemblea vogliono partecipare, ma hanno anche bisogno forse in modo un poco fideistico di un progetto chiaro, di una prospettiva politica netta. Sono senza partito, ma hanno anche dannatamente bisogno di un partito.

Ho capito che in molti a Como sono stufi delle organizzazioni partitiche esistenti e si organizzano in liste civiche, che apparentemente non si occupano delle primarie (Marzorati&Molteni, la lista per Rebbio ecc.), ma che di fatto fanno finta di non capire che le primarie sono un passaggio molto importante delle elezioni. Perché il sistema elettorale oggi offre al sindaco un potere immenso, costringendo (e svilendo) la democrazia nelle logiche del consenso carismatico.

Ho imparato che Como ha un vasto elettorato di sinistra che si astiene e che gran parte dei convenuti all’assemblea in fondo era racchiudibile nell’arco costituzionale “di sinistra” della Prima Repubblica, e che oggi non ha più sostanzialmente rappresentanza politica vera.

Ho imparato che a Como, come nel Paese, vale il voto d’opinione, non esistendo più vere e potenti organizzazioni, capaci di indirizzare la politica e quindi il voto (sindacati, coop, associazionismo vario).

Ho imparato che è molto difficile mettere attorno ad uno stesso tavolo, in una stessa assemblea, organizzazioni e culture profondamente diverse, come quelle cattoliche e social-comuniste.

Ho imparato che le vecchie culture politiche (quelle delle Prima Repubblica) ancora non hanno capito il carattere universale di alcuni loro valori, mentre si appigliano ad alcune loro prassi e valori che sono davvero passati e da superare una volta per sempre.

3. Per una nuova cultura e politica

Sulla base di questa esperienza, e sull’onda della gioia di aver scambiato pensieri e sentimenti anche con molte persone spesso mai incontrate prima, vorrei proporvi alcune considerazioni cui sono giunto, e che sono anche il frutto di lunga meditazione.

Ho capito che il motivo che mi spinge ad impegnarmi politicamente non è quello di tirare la volata ad una qualsiasi “Como moderata. “Como moderata” ha potuto dar prova di sé per moltissimi anni: sia al governo, che all’opposizione. E i risultati li vediamo sotto gli occhi, tutti.

Non rimprovero alle opposizioni comasche di aver agito nel recinto del berlusconismo: sembrava un recinto inespugnabile, e Como ne sembrava il centro.

Rimprovero però le opposizioni oggi esistenti (nei partiti come fuori dei partiti) di non riuscire a pensare oltre questo recinto, ora che esso è oggettivamente crollato.

Non mi interessa se Como è “moderata”, “cattolica”, “borghese”, “conservatrice”, “pratica”.

Non mi interessano i vari “settarismi di sinistra” oggi esistenti, anche se non ho alcun problema ad instaurarvi un dialogo serio e programmatico.

Non mi interessa il multiforme universo “borghese” oggi esistente, anche se ne apprezzo diverse declinazioni, di cui conoscono nel dettaglio l’importanza e con il quale non ho alcun timore di confrontarmi e di stabilire intese programmatiche, che ritengo indispensabili.

Non mi interessa intessere un dialogo con i vari potentati comaschi (famiglie politiche ed economiche, cricche, maneggiatori, uomini della pratica e con le mani in pasta, pratici di ogni risma, clientele ecc.). Sono accidenti inevitabili della storia (che chiamate al governo dimostrano sempre di saper fare anzitutto gli affari propri), ma vorrei tentare di metterli al servizio dell’interesse generale, relegandoli al loro ruolo naturale, ovvero quello di lobby. Oggi il mondo, e con esso Como, è sottoposto a tensioni spaventose e la politica deve cambiare.

E se Como cambierà non è solo e non è tanto per la mala amministrazione, ma cambierà perché sono cambiati i tempi. Sono le questioni politiche e sociali di carattere generale ad aver impresso una svolta politica al Paese. E’ la crisi economica, sociale e politica, mondiale come nazionale, ad imporre una nuova stagione. L’amministrazione (e la mala amministrazione) c’entra, ma solo fino ad un certo punto. E’ finita la stagione del privatismo politico ed economico; anche se, purtroppo, ancora non riusciamo a capire quali contorni potrà avere una nuova forma sociale all’altezza dei tempi. Siamo in questo guado, pericolosissimo, perché potrebbe preludere a nuovi spaventosi nazionalismi, di cui del resto già si vedono con chiarezza i contorni.

Oggi tutti i ceti sociali sono alla ricerca di Comunità, di Nazione, di una chiara ed Equa azione collettiva. Tutti, ripeto, tutti siamo alla ricerca di uno Stato (una Città). E come sempre, nei periodi di forte crisi, questo Stato potrà assumere un connotato assai differente: o democratico e partecipativo, in politica come in economia, o oligarchico ed elitario, in politica come in economia. La mia scelta è netta e chiara.Nella consapevolezza che l’oligarchia spesso si è annidata anche nella cosiddetta sinistra.

I tempi sono cambiati, dunque. E solo per questo a Como forse c’è la possibilità di cambiare. Per questo cambiamento ho capito che personalmente mi batterò per alcuni valori, che ora provo ad elencare:

– Mi batterò per una stagione di “sinistra”, cioè per alcuni valori che la cultura politica italiana ha saputo esprimere nel corso del tempo, pur tra mille errori, e che la nostra Costituzione custodisce nonostante tutto: la giustizia sociale, la tutela della libertà positiva oltre che quella negativa, l’interesse generale su quello particolare, la pace, la tutela dell’industria (dell’industriosità) nazionale.
– Non sono cattolico, perché ho una morale fondata su valori differenti; valori che ritengo indispensabili all’Italia di oggi. Valori che ritengo fondamentali per stabilire un dialogo vero e proficuo proprio con le morali religiose, compresa quella cattolica. Sono e rimarrò radicalmente laico.

– Se a Como si aprirà una stagione politica davvero nuova, sono disposto a battermi per coloro che risulteranno vincitori alle primarie. Ma solo se varrà la reciprocità: cioè se i vincitori vorranno e sapranno instaurare un dialogo vero e trasparente.

4. Che cosa fare, dunque?

I nodi sono tre, in ordine logico e cronologico:

1) fare o non fare una lista trasversale a sinistra, capace di costituire una vera sfida di sinistra all’esistente?

2) costruire un tavolo di discussione reale tra individui e organizzazioni sociali interessati a certi valori, e organizzarsi per davvero (mettere in comune canali di informazioni, agende, rubriche, spazi, denaro, contatti ecc.).

3) individuare rapidamente un candidato che, individui e organizzazioni, ritengono all’altezza. Candidato che deve avere una storia limpida, chiara, decifrabile, e quindi una propria coerenza e una propria credibilità. E che se battuto, e se chiamato al confronto e al contributo, saprà apportare il proprio sostegno.

Concludo: “primarie vere” per Como per me ha il significato che ho tentato di spiegare. Buone vacanze a tutti». [Luca Michelini]

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