Sonar/ 12 proposte ricostituenti di Luca Michelini

Luca Michelini, professore di Storia del pensiero economico (Università di Pisa), contribuisce al “dibattito ricostituente” di ecoinformazionirichiamando l’esperienza di Peppino Impastato e proponendo fortemente che la capacità di analisi e di cronaca spregiudicata e indipendente di ecoinformazioni sia in grado di svolgersi senza reticenze guardando la realtà locale anche a “100 passi” da noi.

1. Cara ecoinformazioni. Ho partecipato ad una delle vostre riunione e vi sosterrò, nel limite delle mie forze. Ora vi scrivo poche righe per manifestarvi un disagio profondo, che penso possa contribuire alla discussione sul ruolo dell’informazione, in Italia e a maggior ragione a Como.

 2. Prendiamo il caso della mafia. E prendiamo il caso di Peppino Impastato, che si ricorda in questi giorni. Ebbene con scarsissimi mezzi, ma con grandissimo impegno personale, Peppino, come sappiamo, ha avuto la forza, l’intelligenza, il coraggio, di guardare le cose in faccia e chiamarle col loro nome. E quando solo a 100 passi queste cose manifestavano tutta la loro immensa e immonda potenza. Che cosa c’entra, mi dirai, questo riferimento, con Ecoinformazioni? C’entra in questo senso.

 3. Come sai, per quel poco che mi consente il lavoro che faccio, e vivendo (seppur da privilegiato, per motivi tecnici) la condizione di gran parte dei cittadini che appunto anzitutto lavorano e solo poco tempo hanno a disposizione per la politica, cioè per occuparsi della “casa comune”, ebbene come sai mi sono un poco, pochissimo occupato di vita politica cittadina. E qui mi sono trovato, fin da subito (dai tempi, durati lo spazio d’un mattino, di “primarie vere”) di fronte, e ancora mi trovo di fronte, ad una totale schizofrenia: di tanti militanti, di tanti cittadini. In che cosa consiste?

 4. Nel fatto che molti militanti fanno bellissimi discorsi a livello generale e astratto e sono discorsi tanto più infuocati quanto più lontano è l’interlocutore e l’imputato, quanto più lontano è il potere da criticare e il problema da aggredire. Quando invece si tratta di affrontare problemi concreti e nomi e cognomi che stanno a 100 passi di distanza, non solo manca, spesso, la forza e la capacità e l’organizzazione per inquadrarli (addirittura per capirne l’esistenza) e affrontarli, ma a quel punto subentrano tutt’altri toni. Si diventa paludati, cauti, prudenti, cortesi, melliflui, sinuosi. A quel punto entra in gioco “la clientela”, che va considerata, non solo e non tanto in termini negativi, bada bene. Entrano in gioco “gli interessi”, spesso anche individuali. In ultima analisi si diventa anche cortigiani. Si annusa l’aria: ci si prepara per il dopo, quando il potere si sarà costituito e cristalizzato.

 5. Incapacità coniugata con opacità. Un mixer esplosivo, perché in questo modo i problemi non vengono messi a fuoco, manca l’informazione, che è una componente essenziale della conoscenza, e di conseguenza subentra, appunto, l’incapacità di governo. O meglio: la capacità di governo diventa la capacità, per alcuni, di farsi gli affari propri (le proprie carriere, anche politiche, ma non solo), mentre la retorica politica trionfa suprema. La clientela, invece di diventare trasparente e riconoscibile e così uno degli attori della politica, i cui costi e ricavi possono essere calcolati pubblicamente in vista dei costi e ricavi complessivi (l’interesse generale), diventa invece trasformismo, compromesso al ribasso, inefficienza, caos, affarismo, arrivismo, carrierismo. Nel migliore dei casi: normale amministrazione; forse adatta a tempi “normali”, ma assolutamente suicida in tempi di crisi violenta quali quelli attuali.

 6. Ora, se Ecoinformazioni vuole – e a mio giudizio, essa deve – ritagliarsi uno spazio, è appunto qui e non altrove che si deve infilare. Nel corso della prima assemblea per Ecoinformazioni non sono stato il solo a porre l’accento su questo problema: oggi valgono poco ragionamenti generali, ma valgono tantissimo, e la vita cittadina ne soffre in profondità la mancanza, circostanziati ragionamenti locali. Non localistici, ma locali: in quanto capaci di usare gli strumenti di analisi generali per promuovere un discorso preciso e puntuale sulla città e sulla provincia.

 7. Ma per svolgere questo tipo di lavoro è essenziale essere indipendenti, autonomi. Informazione, conoscenza, autonomia, libertà di giudizio, implicano, soprattutto nel nostro Paese e soprattutto nella nostra città, vincere, spezzare, distruggere con decisione il muro dell’omertà clientelare di cui dicevo all’inizio del mio ragionamento. Si deve essere fastidiosi, impertinenti, irriverenti, coraggiosi, precisi, solerti. E tali bisogna essere, e forse a maggior ragione, anche con coloro che più sentiamo vicini dal punto di vista etico e politico; ed anche da quello clientelare. Al tempo stesso, ci vogliono categorie di carattere generale, senza delle quali si scade, come dicevo, nel localismo, non si riescono ad avere idee precise né sul passato, né sul futuro, non si riescono a cogliere le trasformazioni epocali, di cui epifenomeno sono le cronache anche di paese. E sì che l’Italia ha degli esempi d’eccellenza nel saper mettere assieme il generale col particolare: basti pensare a Luigi Einaudi o ad Antonio Gramsci. Spero che costoro siano, o diventino rapidamente, modelli metodologici di riferimento per il lavoro quotidiano di Ecoinformazioni.

Esempio: Eco propone una interessante e unica cronaca della vita del parlamento comunale. Ebbene è di fondamentale importanza che questa cronaca costituisca, alla fine di ciascun anno, e senza bisogno di molti aggiustamenti, se non quelli suggeriti dal senno del poi, un organico volumetto sulla vita cittadina. Un volumetto, però, capace di cogliere il senso generale delle scelte fatte e di come esse si siano inserite nelle trasformazioni di carattere generale.

 8. Non si tratta di fare concorrenza ai quotidiani locali, naturalmente. Anche se ci sarebbe da chiedersi, e da chiedere, come mai il mecenatismo comasco s’indirizza regolarmente verso una conservazione che odora di reazione, se non ancora peggio. Il caso emblematico è stato quello dell’Ordine di Salllusti: ove, per altro, e a riprova del trasformismo del Paese e da paese, hanno impazzato penne dell’opposizione, o che tale pretendeva di essere considerata. Si tratta, invece, di individuare le forze intellettuali disponibili ad un simile discorso e le aree tematiche di maggior importanza strategica.

 9. Esemplifico. Ho constatato con enorme sorpresa che i tanti militanti che, prima delle elezioni, erano preoccupatissimi di parlare della città e solo della città, sicuri, suppongo, che la crisi generale qui non sarebbe arrivata, poi non abbiano avuto un bel nulla (letteralmente) da dire sul Piano di Governo del Territorio. Cioè sul principale e fondamentale strumento di governo della città: sul suo piano industriale, se mi si consente l’espressione. Eppure il PGT era all’ordine del giorno del precedente governo cittadino: cioè c’è stato, ci sarebbe stato, tutto il tempo necessario per prepararsi alla discussione, con la dovuta preparazione. Ebbene, a tutt’oggi il PGT non mi pare che costituisca oggetto d’attenzione e di dibattito, come invece dovrebbe.

 10. Del resto, mancando le categorie necessarie per comprendere i fenomeni epocali che stiamo attraversando, cioè la crisi sistemica dell’attuale capitalismo, mancano gli strumenti per leggere ciò che sta accadendo in campo edilizio anche a Como. Si finisce, dunque, nella schizofrenia tra militanza e governo, cittadino e nazionale. I militanti hanno fatto campagna elettorale scrivendo a grandi lettere “stop alla cementificazione”, ma poi la giunta, pur riducendo i volumi previsti dalla destra, senza le entrate derivanti dagli oneri di urbanizzazione chiuderebbe semplicemente bottega. Al tempo stesso si innalzano le rendite catastali e si difende “l’equità” dell’IMU… di Monti. La giunta vorrebbe contare sulla vendita del patrimonio pubblico per far cassa, in un momento di crisi nera del mercato immobiliare, rischiando di svendere, se non di regalare e chissà a chi (alla mafia?), e finendo per dare, oltretutto, un potente contributo all’avvitamento della crisi edilizia locale. Insomma: siamo di fronte ad un cortocircuito micidiale, che dimostra come non si sia compreso che un serio piano-casa nazionale e locale non può avere come guida il ricatto, suicida, del patto di stabilità e del pareggio di bilancio (a proposito del quale: non ho sentito alcuna voce comasca chieder conto agli onorevoli comaschi del voto dato). Un cortocircuito che sconcerta, poiché è chiaro che non si è consapevoli che la politica industriale deve, per definizione, calarsi nell’orizzonte temporale industriale, ben diverso da quello fiscale, che da quello non è affatto autonomo.

 11. Nel corso della riunione per Ecoinformazioni a cui ho partecipato mi ha colpito un ragionamento proposto da presidente dell’Auser: ha espresso l’esigenza che in città nasca un polo culturale di riferimento capace di connettere le tante, importati esperienze sociali locali di segno progressista, ad un discorso di carattere generale. E’ cioè emersa una richiesta, importante, di senso. Penso sia una indicazione da raccogliere e da sviluppare. Forse, però, più che sul piano propriamente giornalistico ed editoriale, su quello organizzativo. Mi spiego.

 11. Bisogna essere consapevoli che i fallimenti della politica  che sono stati certificati dal discorso di insediamento di Napolitano, hanno una origine lontana e profonda, di carattere anzitutto culturale.  L’indipendenza e l’autonomia di Ecoinformazioni, dunque, possono essere uno degli strumenti perché si ricominci a costruire una sorta di linguaggio comune. E un linguaggio comune non può che sortire da un reale confronto tra linguaggi differenti, non può che sortire da un reale pluralismo, non può che essere il risultato di un preciso metodo di lavoro. Un metodo di lavoro che non vede nell’intelligenza individuale, ovunque (anche politicamente) essa germogli, un pericoloso concorrente da eliminare. L’esperienza diretta che ho maturato in città, purtroppo mi rimanda, invece, ad esperienze associative sostanzialmente autistiche e pervicacemente timorose di aprirsi, ostinatamente gelose del proprio nanismo.

 12. E chissà mai, venendo al concreto, che a Como per vedere realizzata una Casa della cultura, invece che attendere le (in e non)decisioni del Comune, non si proponga una esperienza simile al Teatro Valle di Roma. La democrazia è una conquista, da che mondo è mondo. I tempi, del resto, sono propizi: è difficile distinguere tra forze di governo e forze di opposizione… [Luca Michelini]

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