Non basta condannare

Anche a Como c’è chi, dopo avere espresso solidarietà alle vittime della strage di Parigi, riafferma convinzioni favorevoli alla limitazione della libertà di stampa e di satira e ripropone la tesi che vorrebbe le vittime in qualche modo diventare colpevoli per avere osato fare satira ritenuta inammissibile. Luca Michelini nota che a Como non esiste satira politica e ricorda come tra i tanti difensori di Charlie vi siano, soprattutto in Italia, censori sopraffini, cioè politici e religiosi che hanno perseguitato in modo sistematico la critica, e la satira, al potere.

«#Je suis Charlie

  1. Leggo che un autorevole esponente della comunità islamica di Como condanna, sì, il massacro terroristico, ma poi aggiunge che le vignette del celebre giornale francese avevano offeso i musulmani[1]. Non molto diversa, anzi forse più dura, la dichiarazione di un noto parroco cattolico di Como[2].

Mi sembrano dichiarazioni del tutto inaccettabili: la democrazia consiste nella libertà di dissacrare qualsiasi cosa, come forma di critica estrema: desacralizzare le religioni; desacralizzare  qualsiasi costruzione ideologica e culturale; desacralizzare, in ultima analisi, il potere, in ogni sua forma. Perché desacralizzare significa ricordare o scoprire, con un tratto di penna e una risata di cuore, che religioni, ideologie, culture, poteri non hanno nulla di inviolabile, di eterno, di immutabile, ma sono pure e semplici costruzioni umane. Ricordarsi, o scoprire con una risata, che tutto ciò ha origine umane, significa scoprire l’errore, l’evoluzione, il cambiamento, il progresso. Desacralizzare ha costituito, storicamente, il disvelamento di come il sacro, in qualsiasi forma si sia manifestato (religiosa, ideologica, politica, culturale) abbia costituito il sostegno fondamentale del potere e soprattutto del potere fondato sul privilegio e sulle diseguaglianze, sullo sfruttamento di alcuni uomini e donne ai danni di altri uomini e donne.

  1. Non basta, dunque, condannare. Come giustamente scrive Flores D’Arcais:

L’altro islam è una vittima, si sottolinea. Senza dubbio. Ad un patto: che questo altro islam parli in modo forte, chiaro, senza contorsionismi semantici, e con adamantina coerenza di comportamenti. Non basta perciò che condanni come mostruosa la strage di rue Nicolas Appert 10 (ci mancherebbe!) è ineludibile che riconosca la legittimità e la normalità democratica di quanto Charlie praticava in modo esemplare per intransigenza: il diritto di criticare tanto i fanti che i santi, fino alla Madonna, al Profeta e a Dio stesso nelle sue multiformi confessioni concorrenziali. Anche, e verrebbe da dire soprattutto, quando tale critica è vissuta dal credente come un’offesa alla propria fede. Questo esige la libertà democratica, poiché tale diritto svanisce se dei suoi limiti diviene arbitro e padrone il fedele[3].

  1. Opportunamente Travaglio ha notato, nell’ultima puntata di Servizio pubblico[4], come tra i tanti difensori di Charlie vi siano, soprattutto in Italia, censori sopraffini, cioè politici e religiosi che hanno perseguitato in modo sistematico la critica, e la satira, al potere. Anche nel comasco non mancano esempi, se pur in piccolissima scala: ancora mi ricordo di come il sindaco di Cantù (che non ha fatto proprio lo slogano #Je suis Charlie, ma quello #Je suis Ahmed, il nome del polizziotto barbaramente trucidato dai terroristi: il sindaco non vuole fare di tutto l’Islam un fascio[5]) si sia personalmente “offeso” (a nome della cittadina, nientemeno) per un mio testo in cui prendevo in giro le aperture “democratiche” ai raduni nazi-fascisti della sua giunta[6]. A Como non esiste satira politica locale: nessun vignettista che prende in giro il potere, in ogni sua forma, anche quella religiosa. Non può dunque sorprendere tanta tiepidezza e tanta ambiguità nei confronti delle libertà democratiche.
  1. Naturalmente i “capi” religiosi sottolineano il fatto che la diffusa impreparazione culturale delle “masse” è facile che renda inevitabile, lasciando intendere a chi vuol intendere, il ricorso alla violenza come rispota all’offesa. Peccato che le religioni di ogni natura e latitudine abbiano ostacolato, e continuino ad ostacolare, la scuola pubblica laica, cioè l’unico vero strumento di tolleranza esistente. O davvero si crede che balcanizzare religiosamente le scuole, come si vorrebbe, potrà costituire la base di una civile convivenza? Disseminiamo il Paese di scuole confessionali di ogni risma e sorta e lo spirito di tolleranza sarà proprio il primo a morire, con il Paese tutto.
  1. Non sono un esperto di storia dell’Islam e dei Paesi islamici. Ma proprio per questo per affrontare il tema del rapporto tra politica ed Islam mi sembrano indispensabili alcune cautele metodologice. Non si tratta di lanciarsi in spericolate disquisizioni circa la natura dell’Islam. Come sarebbe privo di senso, ritengo, proporre simili analisi per altre religioni. Si tratta di capire, invece, quali siano stati nel tempo, e quali siano oggi, i nessi tra Islam e politica. Il tema è fondamentale e non affrontarlo in modo serio e preparato significa compiere un errore madornale.

In concreto: il tema è quello di capire se e in quali termini i partiti di ispirazione islamica esistenti, e   la multiforme religione islamica oggi operante (la religione come cultura, cioè come modo di vita), accetta i valori fondamentali delle democrazie occidentali.

Si tratta di un’analisi che non deve, ovviamente, sacralizzare l’Occidente. Al contrario, visto il deciso processo involutivo attraversato dalle democrazie Occidentali (anche grazie alle destre cristiane), e da quella italiana in modo particolare, si tratta di capire anche quale tipo di “democrazia” questo islam politico e religioso voglia condividere o contribuire ad elaborare.

  1. La Costituzione italiana è complessa: riconosce la libertà religiosa, ma poi attribuisce di fatto un ruolo del tutto particolare alla religione cattolica. Personalmente non professo alcun credo religioso e ritengo sia stato un errore inserire i Patti Lateranensi in Costituzione. In nome della laicità non sono tuttavia disposto ad accettare una penetrazione religiosa oscurantista ed islamica: sul piano politico, come sul piano dei rapporti tra i generi, un fondamentale argomento. Per quanto profondamente legato alla tradizione materialista, non posso far finta di non sapere che una parte della cultura e dei movimenti politici che hanno segnato importanti tappe per l’emancipazione umana hanno una origine cristiana. La storia del mio Paese, è stata segnata dalla dialettica, talvolta asprissima e violenta, tra religione cattolica e umanesimo laico, se non ateo. E la sintesi che ne è emersa è stata, per lungo tempo, un luogo ed uno spazio di indubbia civiltà. Con l’annientamento, dall’interno, dei movimenti di ispirazione libertaria, in Italia oggi non posso che constatare come sia soltanto nella Chiesa di Papa Francesco a rimanere un briciolo si sensatezza anticapitalista. Non sarà certo dunque in nome di astratti principi di laicità che darò il mio contributo a riportare le lancette della storia indietro nel tempo di secoli interi.
  1. Spazio alle moschee, dunque? E sia. Alle chiese di ogni religione? E sia. Ma mi verrebbe da dire: a patto che lo spazio per la cultura e l’istruzione umanistica e scientifica sia l’obiettivo primario della collettività; a patto che le politiche di integrazione diventino l’ossatura dell’intera politica economica del Paese. Che, invece, sembra sempre più votato a fare della diseguaglianza il perno della propria identità. Proprio coloro che oggi si battono a favore dell’integrazione e del dialogo e della libera cicrolazione di tutte le merci, comepresa la forza-lavoro (l’immigrazione), e a parole rifiutano la xenofobia della destra, sono in prima fila nell’attaccare in modo sistematico conquiste di civiltà come, appunto, la scuola pubblica, i diritti sociali, i diritti del lavoro, la legalità costituzionale, la moralità politica, accettando alleanze improponibili. Difficile in simile situazione puntare sull’ala moderata dell’Islam. Difficile smorzare la forza crescente della destra xenofoba, di qualsivoglia matrice essa sia. [çuca Michelini per ecoinformazioni]

[1]              http://www.comozero.it/it/post/safwat-el-sisi-l-egiziano-comasco-condanno-la-strage-di-parigi-ma-quelle-vignette-hanno-provocato-e-offeso-2-miliardi-di-islamici/

[2]              http://www.comozero.it/it/post/strage-di-parigi-don-agostino-clerici-non-soltanto-charlie-la-violenza-in-certe-vignette-pi-potente-di-un-kalashnikov/

[3]              http://temi.repubblica.it/micromega-online/eroi-della-democrazia-dio-ipocrisie/s

[4]              http://www.serviziopubblico.it/2015/01/travaglio-libera-satira-libero-stato/

[5]              http://www.comozero.it/it/post/strage-di-parigi-la-scelta-di-bizzozero-je-suis-ahmed/

[6]              https://ecoinformazioni.wordpress.com/2013/09/10/repubblica-autonoma-nazional-socialista-del-mobile/

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