Mattarella è un presidio di onestà e di lotta alla mafia

1 – A leggere il commento che Marco Revelli dedica alla elezione di Mattarella alla Presidenza della Repubblica si resta semplicemente senza parole: il ragionamento proposto – il metodo è sbagliato e Mattarella non rappresenterebbe una inversione di rotta rispetto alle politiche di austerità – certifica definitivamente la morte politica dell’Altra Europa per Tsipras, che fa proprio il ragionamento di Revelli. Difficile non dare ragione a Rodotà, che ritiene impossibile costruire una nuova sinistra politica partendo dai residui partitici esistenti. Anche se prenderanno voti, politicamente sono nulla. Non ne varrebbe neanche la pena accennarne, se non per il fatto che in altri Paesi una sinistra seria mostra di sapersi muovere sul piano politico e culturale (almeno per ora).
2 – Mattarella è certamente il capolavoro politico di Renzi, che in questo modo cresce nelle capacità di governo: il fatto che la politica economica di Renzi sul lavoro sia innegabilmente di destra, come dimostra il Job Act, non può obnubilare l’analisi politica, impedendo di riconoscere in Mattarella molte qualità e nell’operazione della sua elezione una possibilità di reale cambiamento della politica del Pd.
3 – Mattarella è un presidio di onestà e di lotta alla mafia; ha dato un contributo fondamentale alla “primavera” di Palermo; è stato ministro dell’istruzione, dimostrando una filosofia d’azione ben diversa da quella, devastante sotto ogni profilo, della Gelmini; appartiene ad una delle più importanti e coerenti culture politiche italiane, il cattolicesimo democratico, che, seppur venato da tratti di confessionalismo (o forse proprio per questo), ha saputo non piegarsi allo strapotere di Berlusconi, che anzi ha tentato di arginare; è un profondo conoscitore della lettera e dello spirito della Costituzione.
Naturalmente i passaggi politici che lo attendono sono fondamentali, perché in Italia ci si appresta ad una radicale riforma costituzionale ed elettorale proposta da un Parlamento politicamente delegittimato e proteso a creare un’architettura istituzionale strampalata e inefficiente, oltre che oligarchica.

Vedremo quali saranno le scelte che compirà il neo-Presidente. In ogni caso, come cittadino trovo in Mattarella un presidio delle libertà democratiche e il compito ora è quello di costruire le condizioni politiche perché egli lo diventi sempre più, anche contro le derive oligarchiche che emergono dal Pd. È per questo che trovo sia stato un enorme errore politico da parte di M5s essersi tirato fuori dalla partita, in nome di principi di metodo davvero ridicoli.

4 – Sul piano politico la vittoria di Renzi è secca: ha indebolito Berlusconi, ha strapazzato Ncd, ha ritrovato la collaborazione con Sel, ha messo in difficoltà enorme M5S, ha ricompattato il Pd, mettendo in un angolo forse definitivo la minoranza. Ora Renzi è sempre più il dominus della situazione.
Coloro che ritengono tutto questo un mero “teatrino”, teso a rendere sempre più saldo il patto del Nazareno, temo che sbaglino. In ogni caso, l’immobilismo di questo atteggiamento che tende a dare tutto per scontato, dimenticando che la politica è continuo cambiamento, certo non faciliterà una sterzata a sinistra della politica del Pd. Che nei prossimi tempi potrebbe essere chiamato a fare scelte europee per la Grecia e, forse, anche per la Spagna, che potrebbero costituire anche per il nostro Paese l’occasione, per ora solo dichiarata a voce da Renzi, per uscire dalle assurde e reazionarie politiche dell’austerità, che ci stanno portando in rovina.

Non so quale cultura economica abbia Mattarella: certo sì è, in ogni caso, che il Presidente viene da una tradizione politica che, per riferimenti culturali e per prassi di governo, certo non ha fatto del liberismo estremo e delle privatizzazioni un baluardo dottrinario, al contrario di quanto hanno fatto, fino all’altro ieri, gli esponenti della minoranza Pd. [Luca Michelini, Democrazia economica]

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