A difesa dell’Anpi contro il liberismo di sinistra

tarpini primo maggioImbarazzanti alcuni passi dell’intervento di Alessandro Tarpini dal palco del Primo maggio a Como. Le argomentazioni del post a seguire non sono solo a difesa dell’Anpi, ma attaccano il «“liberismo di sinistra” che anima la cultura economica del Pd-Cgil, sempre alla ricerca di una “riforma del capitalismo italiano” verso orizzonti “più moderni”, senza comprendere che anche la modernità ha i suoi problemi: come dimostra il fatto che la crisi del 2008, devastante per l’Italia e a ancora in corso, ha avuto nel “moderno capitalismo” americano il suo epicentro».

«La Cgil di Como, il Pd, la contro-riforma della Costituzione, un’idea curiosa dell’imprenditoralità  e… il lavoro?

  1. Ad ascoltare il discorso che il segretario della Cgil di Como ha proposto il 1° maggio non si può che rimanere terribilmente imbarazzati. Pare che il problema sia che l’Anpi di Como abbia celebrato il 25 aprile, festa della liberazione, uscendo dal protocollo, un presunto protocollo ovviamente, che vorrebbe la celebrazione come mera ricorrenza, senza alcun rimando all’attualità. Al segretario della Cgil di Como, insomma, non è piaciuto il rimando al referendum sulla Costituzione voluto da Renzi, referendum che vede l’Anpi apertamente, e con dovizia di argomentazioni, schierata per il No. E invece di chiedersi se le ragioni del No abbiano un qualche fondamento, il segretario si indispettisce e pretende di dettare “la linea” anche fuori dalla sua organizzazione. Chi si fosse aspettato una qualche parola sul Jobs Act – totalmente inutile sul piano del rilancio dell’occupazione, ma del tutto funzionale al rilancio dei profitti – e sul problema del lavoro in Italia – drammatico – è rimasto fortemente deluso: non una parola seria in argomento: come se il tema non fosse pertinenza del segretario di un sindacato di lavoratori.
  1. Ma tant’è: il segretario sarà stato contento di essere stato considerato “veramente di sinistra” da Comozero, che ha esaltato l’attacco frontale del segretario al capitalismo familiare lombardo, incapace di esprimere un sagace meccanismo di trasmissione del talento imprenditaroiale tra generazioni. Come se un capitalismo fondato sulle pubblic company e sulle quotazioni borsistiche, e che dunque evitasse il “tranello” del familismo capitalistico, fosse la panacea per lo sviluppo e l’occupazione.

Ma è questa, purtroppo, la vulgata del “liberismo di sinistra” che anima la cultura economica del Pd-Cgil, sempre alla ricerca di una “riforma del capitalismo italiano” verso orizzonti “più moderni”, senza comprendere che anche la modernità ha i suoi problemi: come dimostra il fatto che la crisi del 2008, devastante per l’Italia e a ancora in corso, ha avuto nel “moderno capitalismo” americano il suo epicentro. Il segretario è votato alla microeconomia: sentenzia su imprenditori “buoni” e imprenditori “cattivi”, ignorando, purtroppo, che il capitalismo a livello macroeconomico ha problemi sistemici enormi; e ignorando che un sindacato veropotrebbe e dovrebbe indicare con estrema precisione la strada da seguire, che è quella di un nuovo patto sociale tra imprenditorialità privata (compresa quella familistica: che meriterebbe un ragionamento serio e complesso, non qualche invettiva comiziesca), collettività e mondo del lavoro per rilanciare, insieme ai profitti, anche il progresso economico, sociale e civile della Nazione. Purtroppo, sarà la destra estremistica (ma già di governo in molti paesi europei) a porsi questo problema prima di tutti gli altri.

  1. E’ evidente che il segretario della Cgil di Como ha perfettamente compreso la posta in gioco di questi mesi che ci aspettano, prima le amministrative e poi il referendum sulla Costituzione: se Renzi dovesse vincere, nascerà un nuovo Pd, un nuovo partito (della Nazione, si dice, cioè una nuova Dc, capace di rimescolare le carte delle contrapposizioni ideologiche per portarci nel “regno della libertà”), e chi si batterà per questa vittoria sta prenotando un posto nella futura classe dirigente del partito e, a cascata, nelle istituzioni intermendie che ne sono diretta o indiretta emanazione, come la Cgil. Il potere per il potere, insomma. Senza alcun riguardo al merito delle questioni. Di più: senza alcun riguardo al proprio preciso compito, che per un sindacalista dovrebbe essere, anche facendo gioco meramente (e legittimamente) corporativo o di lobby, l’interesse dei lavoratori che dovrebbe rappresentare.

Sorprende, davvero, la totale inconsapevolezza che il processo di revisione costituzionale italiana è accompagnato, o meglio, è organicamente concatenato, ad un cambiamento radicale della nostra “Costituzione economica”, termine sul quale esiste un fiume di letteratura scientifica: cioè con l’affermazione di una selvaggia deregolamentazione del mercato del lavoro, che, andando di pari passo con il processo di privatizzazioni, serve a definire i contorni di un nuovo capitalismo e, ancora più in profondità, di un nuovo “sistema Paese”, del tutto subordinato a “sistemi Paesi” più organici del nostro, come quello francese e tedesco. Ancora una volta, temo che solo la destra estrema (ma già di governo in alcuni paesi) si renda conto prima di altri di questo processo e dei problemi di tenuta sociale di una collettività che comporta.

  1. Colpisce, molto negativamente, che la Cgil ancora non sia diventato un sindacato moderno: cioè libero da condizionamenti da parte dei partiti politici di riferimento. Ma questo è il punto: di tutto l’armamentario politico e organizzativo della Prima Repubblica è rimasto, ancor oggi, proprio il più deleterio (mentre è stata liquidata la parte migliore e ancor oggi indispensabile), o comunque quello legato ad un “comunismo di guerra” ormai fuori tempo: il partito (il Pd) che non concepisce, e non sa gestire, il pluralismo, che subito diventa “dissenso” e oggetto di epurazione”, e il sindataco che è mera “cinghia di trasmissione” delle politiche decise dalla centrale politica. Il bolscevismo, insomma, ancora vive ed opera. Con risultati per l’oggi assurdi: mentre l’organismo “di parte” (partito, sindacato ecc.) sopravvive, la sua capacità di governo, e dunque non di comando, svanisce. Perché il governo implica sapere individuare e perseguire gli interessi generali, non soltanto quelli della “parte”.
  1. Naturalmente, il discorso del segretario della Cgil ha una valenza anche locale, forse soprattutto locale. Sono note le critiche che ha mosso alla giunta Lucini, pur nel’apprezzamento dell’uomo (il sindaco). E dunque anche Como diventerà, come lo è da tempo, terreno di scontro tra le differenti anime dell’attuale Pd. Con il paradosso che a livello locale sono le tradizioni bersaniane (Braga e Guerra: il quale, per inciso, invitato dall’Anpi a parlare per il 25 aprile scorso, ha rifiutato…) ad essere… renziane, mentre la tradizione che viene dal cattolicesimo democratico è… lettiana (Gaffuri) e dunque in forti ambasce e sotto attacco.

Trasformismo, dunque, all’ennesima potenza. Senza alcuna capacità di analisi della realtà, cioè del passato e dell’attualità, e senza alcuna visione del futuro». [Luca Michelini]

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