Quel focolaio rivoluzionario della Confesercenti di Como

«Siamo per il mercato libero da: abusivi, zingari, falsi mendicanti»: così scriveva nel 2015 Confesercenti in un noto cartello che si era peritato di affiggere fuori dal mercato coperto di Como .   Oggi la nota organizzazione comasca reitera, ma rimodula, i propri slogan razzisti: «Ferma anche tu il racket dell’accattonaggio. Non dare soldi alle persone che te li chiedono. Sosteniamo i servizi sociali solo per chi ha davvero bisogno e restituiamo il mercato ai cittadini». Addirittura il presidente di Confesercenti è andato in delegazione presso le massime autorità cittadine per chiedere provvedimenti contro “l’accattonaggio molesto”. E in occasione del corteo antifascista di pochi giorni fa, sempre il presidentissimo dichiarava che essa avrebbe arrecato un “pregiudizio economico notevole” per i negozianti.

Naturalmente, non è ora in discussione l’eventuale fatto giuridico: la legge appunto prevede i casi in cui azioni penali vengano svolte anche nel tipo di attività in questione. Nemmeno vorrei ora discutere della ben studiata prosopopea del presidentissimo, tutta volta a cercare la “mediaticità”: che purtroppo puntualmente trova, a riprova dello stato comatoso della nostra industria televisivo-informativa, che potrebbe aiutare, dopo l’accesso ad alcuni “salotti buoni”, l’ascesa politico-istituzionale dell’uomo d’affari.

Molto più semplicemente, vorrei ricordare ai lettori che quanto scrive il presidentissimo ha alle spalle una storia addirittura secolare. Sarebbe imprudente pensare che ne sia consapevole. Forse l’avrà sentito in un sermone di un qualche parente o tra l’oscurità dei porticati di qualche antica chiesa o sacrestia di paese. Ma si tratta, ciò nonostante, di una tradizione di lunghissima data, che di bocca in bocca è arrivata fino ai cartelli prima ricordati.

Ecco quanto scrive Tommaso di Chobham nella Summa confessorum, nella traduzione di un noto studioso italiano di queste tematiche (G. Todeschini): «Esiste una specie di professione dei mendicanti: si tratta di persone che non fanno altro se non mendicare, mangiare e vivere dell’elemosina dei fedeli. La vita di questa gente è spesso rischiosa e moralmente dubbia, poiché di frequente si travestono da pezzenti per sembrare più poveri di quanto sono, e così facendo ingannano il prossimo per accattare di più. Di frequente poi, anche se non ne hanno bisogno, chiedono per sé quello che altri avrebbero avuto il diritto di ottenere, e raccolgono più di quanto gli sia necessario, e per di più invidiano coloro che hanno ottenuto di più. Questa gente è raro che venga in chiesa per ascoltare la messa, se ci vengono è per ottenere qualcosa. Quasi mai nella loro vita ascoltano una predica o un sermone. Spesso sono anche robusti, eppure per la loro pigrizia non vogliono lavorare, e così si prendono le elemosine che dovrebbero essere date soltanto ai veri poveri. Ognuno di questi loro comportamenti è un peccato mortale, anche se forse non lo capiscono a meno che non vengano istruiti durante la confessione dai sacerdoti. Tutti i mendicanti, comunque, hanno il dovere di pregare per quelli da cui hanno ricevuto l’elemosina. Ragion per cui, se ricevono più di quanto restituiscano o possano restituire nelle loro preghiere commettono un peccato mortale. Bisogna quindi che i sacerdoti, quando li confessano, facciano molta attenzione».

I testi che ripercorrono questa tradizione di pensiero si soffermano sui numerosi elenchi ragionati di individui e di gruppi sociali che il consorzio che si autodefinisce “civile”, in particolare quello cristiano-medioevale, considerava estraneo da sé e quindi passibile di vari tipi di persecuzioni o di discriminazioni. Il “crimine”, insomma, circoscriveva diverse figure: poveri, ebrei, stranieri, eretici, deformi, concubine e via discorrendo.

Questa tradizione rimarrebbe un fatto folcloristico, anche oggi, se non fosse avvenuto che, con il Novecento, essa si è saldata con un fenomeno del nuovo: quello del fascismo.

Non deve sorprendere: forse non tutti ricordano che una delle massime istituzioni culturali della cattolicità italiana del Novecento è stata fondata da un protagonista della rinascita tomistica. Un protagonista che con il fascismo ha avuto un rapporto di stretta collaborazione, anche quando si è trattato di scrivere le pagine più buie del regime: quelle del razzismo antisemita.

Non può dunque sorprendere, purtroppo, che in un momento di estrema difficoltà del nostro consorzio sociale e di conseguente rinascita di ideologie neo-fasciste, una figura apparentemente istituzionale come quella della dirigenza della Confesercenti di Como costituisca il punto di intersezione tra tradizioni differenti. Ricorderanno i lettori che il fascismo ha avuto nella “piccola borghesia” del commercio,  più o memo minuto, uno dei suoi capisaldi sociali.

Nei primi anni del fascismo, come noto, i piccoli commercianti erano il bersaglio privilegiato del movimento cooperativo, che infatti verrà prima devastato sul piano militare (con le squadracce), poi fascistizzato. Ora il movimento cooperativo è in stato comatoso: vuoi perché ormai completamente risucchiato dalla logica del profitto, vuoi perché scientemente battuto da una grande distribuzione sapientemente appoggiata dal potere politico.

Come mai la Confesercenti di Como non se la prende, oggi, con la grande distribuzione o con l’e-commerce, che, almeno fino ad oggi (pare, infatti, che l’e-commerce uccideràla grande distribuzione), stanno segnando il destino dei piccoli negozianti? Temo che  i referenti politici in doppiopetto della dirigenza di Confesercenti non consentano che si disturbino alcuni noti punti di riferimento (oggi anche urbanistici) del movimento. Sì, è vero: qualche lamentuccio il presidentissimo l’ha levato contro il costo eccessivo dei pagamenti non monetari. Certo si è che quei referenti politici non sono certo in grado di fare alcunché di normativo alla finanza nazionale e, soprattutto, internazionale, che più di una volta li ha estromessi dal governo.

In ogni caso, sarà la promessa, drastica detassazione a segnare, nei sogni dell’attuale centro-destra, il patto sociale tra grande e piccola distribuzione.  A quel punto, però, il numero dei senza lavoro e il ridimensionamento dei servizi sociali (sanità e scuola pubblici) sarà così ingente che lo scenario politico e sociale subirà un drastico cambiamento.E Forza Nuova invece che al Palace sarà ospitata negli accoglienti locali di Confesercenti. [ Luca Michelini]

Un commento Aggiungi il tuo

  1. ecoinformazioni ha detto:

    L’ha ribloggato su .

    Mi piace

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