Le elezioni della Lombardia

Sui social imperversa la discussione, tra gli elettori di sinistra, sul fatto che Liberi e Uguali in Lombardia non si allea con Gori e quindi con il PD. Prima di entrare nel merito, ritengo che sia semplicemente stupefacente la dichiarazione che D’Alema ha rilasciato ad una televisione su questo fatto: afferma che è stata una decisione dei delegati della Lombardia e che della scelta lui non si è minimamente occupato. Non so se le cose stiano davvero così: certo è, però, che ritenere che le elezioni in Lombardia equivalgano, poniamo, a quelle del Salento (dove D’Alema si candida) sa dell’incredibile. Se il gruppo dirigente di LeU ritiene che la Lombardia sia una delle tante regioni c’è da dubitare che abbia il senso della realtà.

La Lombardia è una delle locomotive economiche d’Europa e del Mondo e pensare di non farne il centro della riflessione politica è semplicemente disarmante. Del resto anche la vicenda di Pisapia penso debba essere letta in questo senso. Il sindaco di Milano ha acquisito notevole autorevolezza alla guida della città e non essere riusciti, da parte di tutti gli attori in campo, a trovare una sintesi politica è stato davvero un errore madornale.

Naturalmente questa riflessione vale poco perché non è dato conoscere i retroscena di quanto sta accadendo a sinistra del Pd. Anche questo è un segno dei tempi, però: perché è evidente che una delle motivazioni non secondarie della scissione risiede nella logica di autoconservazione di un certo tipo di ceto politico. Senz’altro rappresentativo (ma vedremo quanto, alle elezioni); ma comunque non capace di reale leadership, che per essere tale deve essere conquistata sul campo sociale.

Con questo termine non mi riferisco affatto alle svariate aperture che i vari partiti concedono alla cd. società civile, aprendo le porte a varie dirigenze frutto di micro-esperienze (nel sociale, nelle istituzioni ecc.). Mi riferisco, invece, a leadership fondate sulla costruzione dell’organizzazione politica in base ad una progettualità sociale precisa e di ampio respiro e che passa, necessariamente, per la costruzione e l’organizzazione del consenso, del partito, della struttura capace di farsi interprete dei bisogni della società e di dargli gambe, strumenti operativi, norme giuridiche.

È sempre bene ricordarsi che mentre l’Italia sta conoscendo un gigantesco processo di proletarizzazione e sotto-proletarizzazione, ciò che manca è proprio la costruzione di quella che un tempo si chiamava coscienza e organizzazione di classe. E tanto meno si sta costruendo, a partire da una chiara visione della società e dello Stato, una strategia per strutturare un abbozzo di egemonia, cioè un progetto capace di essere interclassista e di guidare una trasformazione sociale largamente consensuale, votata all’interesse generale e ben radicata nei parametri geopolitici che potremmo definire atlantici, che costituiscono a tutt’oggi i nostri vincoli di maggior cogenza.

Naturalmente, tutto ciò ritengo non possa sorprendere più di tanto: perché la dirigenza post-comunista è stata all’origine della piega neo-liberista della sinistra italiana. Se poi davvero si pensava che il neo-liberismo in salsa ulivista (già, proprio quello che oggi alcuni rimpiangono!) non avesse come sbocco inevitabile la radicale ristrutturazione del mercato del lavoro sancita dal Jobs Act che riporta in nostro Paese indietro di un paio di secoli almeno, avremmo l’ennesima riprova della sostanziale incapacità di leadership di cui parlavo.

Poverissima di contenuti è la campagna elettorale per la Lombardia. Come poverissima di contenuti, anzi praticamente inesistente, è stata l’analisi delle politiche di governo del centro-destra in Lombardia. I social, purtroppo, hanno completamente sostituito uno degli strumenti fondamentali appunto per creare una coscienza politica e una progettualità sociale: l’analisi e il dibattito. L’unica forma di conoscenza che guida il dibattito politico sono le notiziole  (la maggior parte delle quali frutto di algoritmi) che si trovano sui social, sugli pseudo-quotidiani, nei dibattiti televisivi, nei retroscena a cui aneliamo per interpretare il reale.

In questo vuoto, la destra ovviamente si sta radicando sempre più al Nord, dove arriva a parlare, con la sua faccia presentabile, di razze umane, ed ha la mira, per nulla utopistica, di dilagare nelle province del Centro in nome di un attacco frontale al sistema fiscale attuale: che certo è impossibile da difendere. Al Sud, intanto, il disfacimento sociale non è improbabile che darà molta forza al M5s. Il quale, piaccia o meno, è l’unica forza politica ad avere, di fatto, la legittimità morale per il governo del paese. Non è cosa di poco conto, infatti, non avere minimamente contribuito allo smantellamento sistematico della convivenza e la civiltà repubblicana di cui sono stati protagonisti i partiti che si sono alternati al governo del paese negli ultimi venticinque anni. [Luca Michelini]

Un commento Aggiungi il tuo

  1. ecoinformazioni ha detto:

    L’ha ribloggato su .

    Mi piace

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