Pd, Cgil, Leu e Pap a Como

Siamo in tempi di “social” e dobbiamo perciò arrenderci all’evidenza che buona parte della cultura politica attuale passa attraverso questi canali. Non più studi, non più faticoso circolo virtuoso e faticoso tra conoscenza in senso stretto, che non è mai in prima battuta filosofia della storia o “concezione del mondo” ma dato empirico e sua faticosa definizione, e riflessione politica. Siamo in tempo in cui l’elettorato è costretto, in senso tecnico, a cambiar di orientamento in tempi brevi, perché solo così la società tenta, non riesce, di salvarsi dalla logica del profitto.

Arresomi, faccio una considerazione molto semplice: il segretario della Cgil di Como, che ha dichiarato di votare l’On. Chiara Braga, poi eletta, continua a criticare in modo sostanziale la linea politica di Renzi, che poi è ancora l’attuale linea politica del Pd. Non riporto i post, che sono ben visibili. Mi sorprende, invece, che tutto questo postare non si traduca, in un modo o nell’altro, in un dibattito che coinvolge appunto l’On. Braga, cioè la rappresentante non solo del Pd ma della Nazione. Ho cercato di capire come si muovessero i deputati del Pd a Como rispetto al dibattito interno al Pd nazionale: On. Braga e On. Guerra (ora non più parlamentare), in primo luogo. Ma non ho trovato pressoché nulla. Traendone la conclusione che avvallavano la linea di Renzi.

Ed ora, che fare? Possibile non fare sentire la propria voce, e non raccogliere la voce dei militanti e degli elettori, nel territorio?

Non so se la mia sensazione sia giusta. D’altra parte essa è costruita sulla base delle notizie che ho trovato, non è quindi un pregiudizio. In ogni caso, mi pare che la questione apra diversi scenari.

Il primo riguarda il passato: inutile ora prendersela con il solo Renzi: la trasformazione del Pd in un partito liberale “moderno” (cioè liberal-liberista) è fatto che data dal crollo del Muro di Berlino, cioè dallo spodestamento di Occhetto in poi. Bersani e D’Alema ne sono stati i protagonisti indiscussi. Come non ricordarsi che la vittoria alle primarie di Renzi fu dovuta non solo all’elettorato di destra che andò a votare alle primarie, ma a gran parte dell’elettorato di “sinistra-sinistra” che del duo citato proprio non ne poteva più? Renzi, del resto, ha avuto la sagacia di portare in segreteria (pensiamo all’On. Braga) persone che provenivano dal mondo di quella che oggi si definisce socialdemocrazia, cioè dalle coorti dell’ex-Pci. Fu un cambio generazionale: che trovò, ancor prima di Renzi, addirittura l’avvallo di Vendola (ricordate l’elezione della Boldrini?) e poi comportò la spaccatura del suo partito al momento dei famosi 80euro: a torto presentati come fenomeno populista, ché invece fu provvedimento che, per 5 minuti, diede appagamento ad un bisogno realedi cambiamento, come tendenza, non come risultato tecnico. La tendenza, poi, è finita piuttosto male, certo: perché il Pd ha portato a termine la controriforma del mercato del lavoro: comunque in pectore nel Pd fin dalle sue origine post-occhettiane. E a sentir Renzi che parla dei famosi “due tempi della riforma” (prima far ripartire l’occupazione, poi occuparsi di strutturarla) non si può rimaner troppo sorpresi: perché infatti o si tratta di una incredibile ingenuità politica (i due tempi in Italia non ci sono mai stati: sono la tattica per far passare, sempre, il primo tempo), o della riproposizione di una logica appunto cara a chi, fin dal dopo-Occhetto, ha puntato anzitutto alla controriforma reazionaria del mercato del lavoro.

Il secondo scenario riguarda il futuro. Una volta stabilizzatisi i rapporti di potere con le elezioni (per intenderci: Braga in Parlamento, Gaffuri fuori, dopo diversi rovesci politici: su tutti l’auto-naufragio del centro-sinistra a Como), è possibile che, finalmente, il dibattito sulla linea politica del Pd prenda corpo? Si pensa davvero che ora il problema sia solo il cambiamento della catena di comando a livello locale? Certo è questione importante. Ma limitarsi a questo significherebbe non capire cosa sta avvenendo nella società italiana oggi. Rinunciare al dibattito verosignificherà prendere posizione nelle vicende politiche nazionali (scegliendo tra una Forza Italia in via di distacco dalla Lega, o il M5S, sostanzialmente) dilapidando, però, inesorabilmente il bacino di consensi che ancora esiste. Significa morire politicamente ed elettoralmente. Ancora una volta gli elettori saranno costretti a cercare un riparo là dove appare, sperando che non sia una casa pericolante.

Già, dimenticavo di Leu e ciò che è ancora più a sinistra. Che dire? A sentir parlare di “costituenti” e di “sinistra unita e plurale” piuttosto che di “modello latino-americano” (i più a sinistra) vengono i brividi. O si ha il coraggio di costruire un partito capace di confrontarsi anzitutto con la realtà italiana, oppure rimarranno nell’irrilevanza… pur essendoci praterie da conquistare e che aspettano la conquista.

Naturalmente, su cosa si debba intendere per “dibattito vero” credo sia il punto della questione. Ma è chiaro che mi sembra inutile approfondire ora l’argomento. [Luca Michelini]

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. ecoinformazioni ha detto:

    L’ha ribloggato su .

    Piace a 1 persona

  2. Gli elettori hanno bisogno di chiarezza perché non tutti sanno decifrare concetti importanti ma difficili per l’uomo comune, cioè per l’elettore.Leggo sempre i tuoi articoli e quelli di tutti voi che scrivete sui Blog legati a Ecoinformazioni (e vi ringrazio) che vi preoccupate di “spiegare in modo consapevole e chiaro” la situazione attuale”. Personalmente spero sempre di fare chiarezza nella mia confusione, di certo figlia dalla mia ignoranza politica,soprattutto per capire se esiste una li­nea di­ret­ti­va in­ci­si­va ed ef­fi­ca­ce, al modus operandi nel­la po­li­ti­ca dell’azio­ne, le­ga­ta al bene del­la per­so­na. Mi chiedo se esistono politici ca­pa­ci di ot­tem­pe­ra­re in for­ma pura e fe­de­le al bonum facere. Ma esiste un politico oggi che sappia dare agli uo­mi­ni il sen­so del­la di­gnità e del­la loro re­spon­sa­bi­lità? Un politico “che sia insieme elementare e sublime, che sappia parlare ai bambini e ai saggi, che abbia il gusto delle cose di ogni giorno senza togliere lo sguardo dalle vette incantate della contemplazione e dell’amore” (Let­te­re alle Clau­stra­li, Vita e Pen­sie­ro, Mi­la­no, 1978, p. 37). Non è vero che bisogna ben pensare per ben agire? E ancora più importante “conoscere” altrimenti come capire? Ma dove è la verità? Ogni politico dice la sua e i più mi sembrano irragionevoli. La gente, in generale, non è nemmeno più confusa ma addirittura assente, sfiduciata, perché tutti questi programmi politici non pos­sie­do­no all’interno,vero bene co­mu­ne, ma o un bene finalizzato o un bene in­di­vi­dua­li­sti­co; per­ché sprez­za­no la so­stan­zia­lità del­la per­so­na e osta­co­la­no il rag­giun­gi­men­to del fine ul­ti­mo dell’esi­sten­za uma­na. Leggo spesso i diari e i libri di Giorgio La Pira che du­ran­te una Con­fe­ren­za te­nu­ta alla Fa­coltà di ar­chi­tet­tu­ra di Fi­ren­ze nel 1960 disse: “Tutti coloro che hanno una qualunque responsabilità politica o amministrativa devono meditare una data realizzazione per risolvere i problemi politici fondamentali. Altrimenti siamo dei direttori generali, non siamo dei filosofi”. Forse ho scritto qualcosa che non c’entra ma almeno ci provo a capire. Grazie. Grazie (Miriana Ronchetti)

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