Renzi dopo Renzi

Purtroppo la tv è diventato il principale strumento della politica e l’intervista di Renzi da Fazio l’ha confermato: qualsivoglia organo del Pd è stato superato “dall’evento” in diretta. Si tratta di un copione ben studiato, perché tutto lo stato maggiore “renziano” adotta questo metodo. E dunque vale la pena riflettere ora sui contenuti di questa intervista.

Primo: al contrario di ciò che afferma, Renzi non si è dimesso da tutto: è in Senato ed ha scelto gran parte dei parlamentari. Si consuma nuovamente un dramma tipico dei partiti di sinistra – anche se ora il Pd è di fatto un partito liberale: il confitto tra partito e rappresentanza parlamentare. Il preludio ad una nuova scissione, insomma. Il ricambio di classi dirigenti e di strategia è dunque precluso. L’obiettivo strategico della borghesia italiana e dei paesi egemoni in Occidente è realizzato: il partito dei lavoratori scompare, implode in ulteriori mille pezzi.

Secondo. Tutto ciò costituisce la realizzazione di un pantano politico premeditato: dalla legge elettorale, anzitutto. Che è stata concepita come rivincita del referendum perso. E infatti oggi, mentre il Paese chiede lavoro e di uscire dalla crisi, Renzi e i renziani rilanciano nientemeno che le riforme istituzionali. Il disegno dunque è chiaro: forzare fino all’irresponsabilità per creare una democrazia totalitaria, dove una minoranza comanda sulla maggioranza, che schiaccia economicamente e socialmente.

Terzo: il messaggio fondamentale dell’intervista è uno solo: in Senato un governo M5s-Pd non avrebbe i voti del Pd, cioè di Renzi e dei “renziani” (parola che al leader non piace). Sui programmi non è possibile alcuna convergenza. Paragonare, come propone Renzi, il partito azienda di Fi, per altro mai avversato da Renzi, che vi ha anche stretto un’alleanza, con il partito azienda di Casaleggio è semplicemente senza senso: è come paragonare una pulce (Casaleggio) ad una montagna (Mediaset). Dichiarare estremisti i Gialli dopo aver collaborato con l’eversione di Fi è semplicemente stupefacente, ma soprattutto indica una futura convergenza con la borghesia forzista.

Quarto: Renzi insiste: ci vogliono le riforme istituzionali: non solo la legge elettorale, ma anche la fiducia di una sola Camera. Il modello è la Francia di Macron. Di questo ragionamento colpisce non solo l’ostinato attaccamento ad un governo della minoranza e la totale irresponsabilità della prospettiva. Perché mentre Renzi a parole afferma che nulla lo accomuna alla Lega, poi di fatto prepara gli strumenti per dare in mano il Paese proprio alla Lega. E quando inneggia a Macron, non solo dimentica la politica estera nettamente ostile della Francia verso l’Italia, cioè dimentica che l’europeismo francese di fatto sottende una politica nazionalistica, ma nemmeno gli balugina in mente che grazie al sistema istituzionale francese al governo potrebbe oggi esserci la Le Pen, cioè il partito più a destra oggi presente nel panorama europeo. Nessuna paura di tenuta della democrazia né per la Francia né per l’Italia. Si buttano i Gialli nelle mani dei Verdi [leghisti ndr] dando un contributo fondamentale allo spostamento a destra dell’intero quadro politico. Non si tratta di un errore: ma evidentemente di una strategia ben precisa.

In conclusione, è forse opportuno ricordare che ciò che salva dagli estremismi è proprio il proporzionale e la repubblica parlamentare e il bicameralismo. L’estremismo politico, che poi è quello che fomenta l’estremismo sociale, è anestetizzato dal compromesso parlamentare, che è preludio a quello sociale. [Luca Michelini]

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