L’ebrezza del razzismo politico

Sarebbe un errore pensare che il razzismo abbia come fondamento una teoria biologica delle razze umane. Il razzismo, infatti, è una ideologia politica: utilizza una serie di argomentazioni storico-politiche per differenziare il genere umano e per invocare e stabilire delle gerarchie.

Si individuano “civiltà” differenti per religione, per lingua, per cultura, per morale, per abitudini, per storia, per capacità, per attitudini, e poi si cerca di cristallizzare sul piano normativo e fattuale il “posto” che queste civiltà devono avere all’interno dell’ordine sociale. Naturalmente i razzisti si collocano al vertice della catena alimentare.

Ecco perché ciò che sta accadendo in Italia è particolarmente allarmante: uno dei partiti di governo che di fatto egemonizza la coalizione al potere, sta spingendo nella direzione della politica razziale. E le modalità di questa spinta sono anch’esse tipiche: da un lato si nega di essere razzisti, ma poi a mezza bocca, per ora, si spinge proprio in questa direzione. Mezza bocca significa: battute, bravate, dichiarazioni, slogan, pose, qualche provvedimento amministrativo, qualche sgombero. Per ora un cumulo di chiacchere da bar e da social, ostentate in quanto tali per mostrare come il discorso “popolare” sia più rispondente alla realtà dei complicati ragionamenti delle “élites”, oggi chiamate “establishment”, e dei loro “intellettuali”. La cornice è volutamente e apertamente fascista: qualcuno dichiara che si dovrebbe abolire la legge Mancino, un altro posta “tanti nemici, tanto onore”, con un primo piano che più che inquadrato in un mirino sembra incorniciato nel simbolo di una nota formazione neo-fascista. Naturalmente, negano, negherebbero e negheranno che si tratti di cosa seria: ma via, che senso avrebbe oggi definirsi fascisti! E poi il comunismo ha fatto di peggio! Destra e sinistra non esistono più!

L’attuale nazionalismo è differente da quello originario perché non ha, per ora, una solida base culturale. Il nazionalismo italiano fu opera di una vera e propria avanguardia: letterati, giuristi, economisti, storici. A cui poi il fascismo diede le schiere. Ora questo ceto intellettuale manca, ed è una fortuna ed è segno di una egemonia ancora non conquistata. Ma le schiere ci sono e il momento è particolarmente importante perché il “capo” sta sperimentando come i suoi sentimenti possano diventare azione diretta. Squadrismo, insomma, come testimoniano i numerosi episodi di questi ultimi tempi.

L’ebrezza del potere alla massima potenza: non solo quella che viene dal controllo della macchina di governo in ogni sua manifestazione (Parlamento, Governo, Amministrazione); ma soprattutto quella che viene dal comando delle persone (forse anche delle coscienze, che si contendono ad una Chiesa cattolica “buonista”) senza conoscerle direttamente, senza impartire alcun ordine o consiglio o mandato, senza alcun legame, senza alcuna catena di comando, senza alcuna genealogia definibile di causa-effetto. Il gesto estremo potrà così essere condannato o minimizzato, ma intanto costituirà il tassello di un mosaico che prima o poi – diciamo il giorno dopo le elezioni europee del 2019, che probabilmente vedranno milioni di voti in uscita dalla formazione politica di governo più debole sul piano politico – si comporrà in una politica “coraggiosa” e di “rottura” con il passato. [Luca Michelini]

Leggi anche: Il razzismo politico

3 commenti Aggiungi il tuo

  1. ecoinformazioni ha detto:

    L’ha ribloggato su .

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  2. Graziana Gialdi ha detto:

    Mi sento serena quando apprendo che qualcuno ha la mia stessa visone di ciò che sta accadendo. Grazie Luca, hai colto i miei pensieri.
    Graziana

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    1. lucacomo66 ha detto:

      Grazie per quanto mi scrivi. Luca

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